Il caso Abou Elkassim Britel, violazioni continuate ed aggravate dei diritti umani:
10.03.2002-10.02.2003 : 11 mesi di sparizione forzata
16.05.2003-16.09.2003 : 4 mesi di sparizione forzata
10.03.2002 : 1^ arresto arbitrario a Lahore
24-25.05.2002 : extraordinary rendition da Islamabad a Rabat
25.05.2002-11.02.2003 : prima detenzione illegale e segreta a Témara
11.02.2003 : rilascio senza alcuna accusa in pessime condizioni psicofisiche
16.05.2003 : 2^ arresto arbitrario a Melilla, confine tra Marocco e Spagna
16.05.2003-16.09.2003 : seconda detenzione illegale e segreta a Témara
17.09.2003 : inizio detenzione "ufficiale" nella prigione di Salé
03.10.2003 : processo iniquo ed affrettato e condanna a 15 anni di prigione
07.01.2004 : processo d'appello, pena ridotta a 9 anni
27.10.2004 : la Corte Suprema marocchina respinge il ricorso
16.09.2006 : la Commissione del Parlamento europeo sui voli della CIA si occupa del caso
29.09.2006 : archiviazione senza rinvio a giudizio dell'inchiesta italiana
ad oggi ancora detenuto nel carcere di Oukasha in Marocco.
Le azioni per la liberazione di Kassim, innocente e prigioniero da oltre 7 anni, nulla hanno potuto: Marocco e Italia ignorano la tragedia che ha distrutto la vita di un uomo e della sua famiglia e che continua.

Il caso Britel è stato trattato in Marocco da AMDH e AN-NASIR e nel mondo da: FIDH, HUMAN RIGHTS WATCH, AMNESTY INTERNATIONAL, ACLU, STATEWATCH, CAGEPRISONERS, FAIR TRIALS INTERNATIONAL, ACAT ITALIA e dalla Commissione TDIP e dal Parlamento europeo, dal Comitato Onu contro la tortura.

giovedì, 01 ottobre 2009

nada fuori dalla lista nera

Non fa notizia? Youssef  Nada fuori dalla Black List Onu

Tacciono i media italiani, da giorni cerco inutilmente l'informazione.
Eppure è stata pubblicata subito in Svizzera: Le Conseil de sécurité a retiré le nom de Yussef Nada de la liste  noire,  Silvia Cattori, 24.09.09, Youssef Nada fuori dalla Black List, Corriere del Ticino, 25.09.09.

Un nostro CONNAZIONALE costretto per anni a non potersi muovere dalla propria casa, impossibilitato a curarsi, a disporre dei suoi beni, ma soprattutto privato dell'onore, additato da Bush in persona quale finanziatore del terrorismo e dai media come finanziatore nemmeno tanto occulto di al-Qaeda ha resistito con coraggio e tenacia, ha denunciato, scritto, dato interviste, si è reso disponibile alle indagini.
L'ing. Nada ha avuto il solido sostegno del sen. Dick Marty che non ha mai accettato questa negazione del diritto, questa aberrazione che opprime persone sulla base di sospetti e, diciamolo, anche di palesi invenzioni giornalistiche.
Il 23 settembre questa stessa persona dopo una simile, lunghissima sofferenza si vede finalmente riconosciuto il proprio diritto anche dall'Onu - dopo anni che le procure italiana ed elvetica avevano archiviato le indagini - recuperando la propria libertà. Non è una notizia?

E ci sono i precedenti. Il 10 agosto il signor Ali Ghaleb Himmat, che ha vissuto la stessa tragica esperienza è stato tolto dalla "Lista nera" Onu, proprio come Ahmed Idris Nasreddin nel novembre 2007, entrambi cittadini italiani, (articolo Corriere del Ticino, 10.08.09).

Stesso identico silenzio e nemmeno un po' d'imbarazzo dopo i titoloni sparati all'epoca e le congetture spacciate per fatti.
Nessuno ha sentito il dovere di rettificare, dando questa notizia con  il dovuto risalto, non se ne parla, non se ne scrive.
Un musulmano non è mai « buono » e soprattutto mai innocente, ecco il senso del disimpegno dei media sull'argomento e non mi stupisce, lo tocchiamo con mano ogni giorno.

Nessun sen. Marty per Kassim e per me, anche noi a resistere per il nostro onore e la nostra famiglia: i politici sono troppo occupati a leccarsi le ferite, a esser cattivi con i migranti, a rilasciare dichiarazioni sopra le righe sempre che non siano trattenuti tra le lenzuola                   Khadija     

Altre informazioni:
il sito dell'ing. Nada
il sito della signora Silvia Cattori, giornalista svizzera indipendente contiene diversi articoli di approfondimento e denuncia sulla vicenda, anche in lingua italiana
il tag youssef nada di questo blog
l'elenco ufficiale delle rimozioni dalla Black List.
martedì, 15 settembre 2009

Kassim Britel e il Ramadan in carcere

Kassim Britel e il Ramadan in carcere

25 Ramadan 1430 - Volge al termine il Mese Sacro dell'astensione, corrono gli ultimi 10 preziosissimi giorni.
Per i fratelli a Oukasha sono ancora giorni di solitudine.
Inascoltate le richieste di rompere il digiuno e di fare le preghiere in comune.

Dovevamo indovinare gli orari della preghiera e non eravamo autorizzati a pregare in jama'ah (in compagnia), chiamare l'athaan o recitare il Quran a voce alta. 
... leggi tutto


In questo post riprendo l'articolo di Moazzam Begg sul Ramadan in detenzione, il fratello trasmette la pena di quell'esperienza, ma anche la forza che ci sostiene.
Non avrei saputo trovare parole più chiare, afflitta come sono dalla preoccupazione per lo stato di Kassim  e la solitudine di un altro Ramadan senza di lui.

Grazie a Talib per la traduzione e a Moazzam per tutto il lavoro per i musulmani detenuti.
Buona lettura     khadija

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giovedì, 30 luglio 2009

festa del trono 2009

Marocco - Festa del trono

Un'afosa giornata estiva per i 10 anni di ascesa al trono di Mohammed VI. Concesse nell'occasione 24.865 grazie reali, tra cui tutti i 659 detenuti di altra nazionalità, compreso un cittadino francese condannato per omicidio e vari trafficanti di stupefacenti ...
La televisione manda di continuo servzi sui progressi del Paese sotto l'illuminata guida del Re, ascolto chiedendomi cosa fare per mio marito.

Abou Elkassim Britel resta nel carcere di Oukasha. La sua provata innocenza non basta a rendergli la libertà e non impegna né lo stato italiano, né quello marocchino!
Durante i colloqui cerchiamo di recuperare  un po' di vita privata, ma è davvero troppo poco... e non serve a sollevarci dal peso dell'ingiustizia       khadija

Ecco il comunicato della MAP :
Rabat - A l'occasion de la Fête du Trône, SM le Roi Mohammed VI a bien voulu donner Ses Hautes instructions pour accorder la grâce royale en faveur de 24.865 détenus dans les différents établissements pénitentiaires du Royaume, indique mercredi un communiqué du ministère de la justice.
... >>>
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martedì, 07 luglio 2009

Abou Elkassim Britel e la richiesta all'Onu, quale informazione?

Abou Elkassim Britel e la richiesta all'Onu, quale informazione?

Dodici giorni ACLU e Alkarama for Human Rights hanno presentato in un articolato documento il caso Britel al Relatore speciale Onu sulla Tortura e a quello sulla Promozione e Protezione dei Diritti Umani nella lotta al terrorismo.

Dai giornali :
Abou ElKassim, innocente in cella, « L'Onu deve intervenire e liberarlo », di Mara Mologni, Dnews, 29 giugno 2009
Un appello al Relatore speciale Onu sull tortura per Abou Elkassim Britel, il cittadino italiano di origine marocchina sposato a una bergamasca, vittima di extraordinary rendition e oggi rinchiuso in una prigione marocchina, ma giudicato innocente   ...
"America Civil Liberties Union" e "Alkarama for Human Rights" ... chiedono anche all'Onu "di indagare sulle circostanze della sparizione forzata, della rendition, della detenzione e della tortura"  e di "sollecitare su questo caso i governi degli Stati Uniti, Marocco, Pakistan e Italia"   
...    leggi tutto

Sulle pagine del sito sono a disposizione traduzioni del comunicato stampa ACLU
- in italiano (Megachip) :  Giustizia per Kassim
- in spagnolo (Rebelión) : Justicia para Kassim
- in francese (Tlaxcala) - comunicato e intervista di ACLU alla moglie di Kassim : Justice pour Kassim 
Gli originali in inglese di America Civil Liberties Union :
Italian "Extraordinary Rendition" Victim Still Held In Morocco Based On Tortured Confession 
Awaiting an End to Injustice: Rendition Victim’s Wife Speaks About Accountability and Torture

In occasione della giornata Onu a sostegno delle vittime di tortura 11 Ong marocchine hanno annunciato la costituzione di un "Comitato contro la tortura" e lanciato un appello al Mohammed VI per la chiusura del centro di detenzione di Témara, dove Kassim ha passato oltre un anno di detenzione in segreto. Allo stato marocchino si chiede di mettere al bando rapimenti e sequestri di persona, di ratificare accordi internazionali relativi alla tortura.
L'informazione è tratta da marocinfos -  Le blog de H comme Hassan

Kassim ed io ringraziamo tutti coloro che con il loro lavoro continuano a diffondere informazioni sul caso Britel aiutandoci nella nostra richiesta di giustizia.
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giovedì, 25 giugno 2009

iniziativa all'ONU

Per Abou Elkassim Britel : iniziativa all'ONU in occasione della giornata a sostegno delle vittime di tortura                    

L' American Civil Liberties Union e Alkarama for Human Rights si rivolgono al Relatore Speciale Onu sulla Tortura e a quello per la Promozione e Protezione dei Diritti Umani affinché indaghino sul caso Britel e sollevino il caso con i governi di Stati Uniti, Marocco, Pakistan e Italia.

Il comunicato stampa del 25 giugno 2009 :
Italian "Extraordinary Rendition" Victim Still Held In Morocco Based On Tortured Confession - Rights Groups Ask U.N. Special Rapporteurs To Investigate And Take Action
 
E sul blog dell'ACLU Nahal Zamani intervista Khadija :
Awaiting an End to Injustice: Rendition Victim’s Wife Speaks About Accountability and Torture 

Grazie a Steven per il suo buon lavoro, a Nahal per la pazienza, a Deborah, Rachid, Rachel  e a quanti stanno lavorando per la riuscita di quest'azione di sostegno, grazie anche da parte di Kassim           khadija
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mercoledì, 24 giugno 2009

26 giugno - Giornata mondiale ONU a sostegno delle vittime di tortura

ABOU ELKASSIM BRITEL È ANCORA INGIUSTAMENTE DETENUTO


Mi dissero che se avessi raccontato questa storia come la leggevano, sarei andato in tribunale come testimone e la tortura sarebbe terminata. Non ce la facevo più [...]  e alla fine ripetei quello che mi avevano letto. (1)

E se, quando avevi finito di rovinargli per sempre la vita, veniva fuori che ti avevano dato l'uomo sbagliato, potevi concedergli il privilegio di farti da spazzino e raccogliere il pattume degli altri prigionieri. (2)

Anche nel 2008 abbiamo ricordato questo giorno. Un altro anno di vita è andato, perso in una pena infinita per Kassim, in sforzi inutili per me.
Non ci sono parole che possano rendere ciò che attraversiamo giorno, dopo giorno nella strenua difesa di noi stessi, della nostra dignità, del nostro buon nome.
In un paese ridicolizzato e stravolto dai vizi del suo premier, che irride chi fatica, chi lotta, chi crede, chi reclama i suoi diritti di essere umano e di cittadino, non c'è posto per Abou Elkassim Britel e la sua famiglia.
La sofferenza fisica e mentale che ci vengono inflitti da anni sono tortura. E voglio qui ricordarlo ancora una volta, l'Italia è complice, un complice che con il suo silenzio continuato, con il suo disinteresse ci condanna ogni giorno.

Dalla prigione di Oukasha - Cinque mesi fa, senza alcuna motivazione contingente, Kassim era stato messo in una cella assai piccola con un compagno. Tutti e due hanno problemi seri di salute, patologie che richiedono differenti attenzioni e precauzioni igieniche. Insomma, l'ennesima provocazione.
Mio marito ha coraggio, non demorde, tratta e media, difende la sua vita, e raggiunge anche dei risultati, nei giorni scorsi ha ottenuto di tornare in una cella da solo, e questo è un bene viste le condizioni del carcere.
Intanto in Marocco molto si discute dei detenuti a seguito degli iniqui processi del 2003. È un dibattito di supporto ad una soluzione forse ancora lontana e la cui necessità - reclamata da larga parte della società civile - non è ancora completamente condivisa dal palazzo.

Non dimentichiamo Abou Elkassim Britel e le altre, tante, troppe vittime di tortura, non restiamo in silenzio!

(1)    testimonianza di Mohamed Binyam su Témara in Voli segreti, Il rapporto del Consiglio d'Europa sulle operazioni coperte della CIA negli Stati europei, Ega Editore, 2006, p. 106
(2)    Philip Gourevitch, Errol Morris, La ballata di Abu Ghraib, Einaudi, 2009, p. 189
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martedì, 16 giugno 2009

I fatti dell'amministrazione Obama, il governo italiano, la tortura e la giustizia in Marocco

Caso Britel :
I fatti dell'amministrazione Obama, il governo italiano, la tortura e la giustizia in Marocco

NEW YORK - L' ACLU rende noto che l'amministrazione Obama si oppone alla
decisione della Corte sul processo intentato contro la Jeppesen da 5 vittime di extraordinary rendition, avallando di fatto l'impunità per coloro che decisero ed applicarono i programmi di consegna straordinaria e di tortura.
Ben Wizner, avvocato del National Security Project di ACLU, spiega :
Il programma di consegna della CIA e di tortura non è un 'segreto di stato', è uno scandalo internazionale. Se l'amministrazione Obama segue la sua strada, nessuna vittima di tortura avrà mai  il suo giorno in tribunale, e le amministrrazioni future saranno libere di perseguire politiche di tortura, senza alcun timore di responsabilità. 
L'American Civil Liberties Union non demorde e sul suo sito compiano tutte le informazioni sulle azioni promosse e sostenute, documenti ufficiali ottenuti in questa dura battaglia per il diritto ed il ripristino della legalità, testimonianze. (il comunicato del 12.06 sulla richiesta di riesame avanzata dal Dipartimento di giustizia americano, in inglese : qui, in italiano : qui).

WASHINGTON - Obama incontra Berlusconi che offre la sua disponibilità ad "accogliere" tre detenuti rilasciati da Guantanamo. Prevale, come sempre, la ragione del più forte:

- l'associazione inglese REPRIEVE, esattamente un anno fa, rivolse lo stesso ed argomentato invito, attraverso il rapporto The forgotten italian residents in Guantanamo Bay su sei tunisini, già residenti in Italia (in italiano :  qui). Tale rapporto passò, e non è una novità, sotto silenzio, però se la richiesta arriva dal Presidente Usa... si può fare, tanto più che esiste la concreta possibilità che gli ospiti non graditi vengano detenuti anche in Italia,

- il cittadino italiano Abou Elkassim Britel, vittima di renditon CIA, di tortura, ingiustamente detenuto, è abbandonato al suo (?) destino dalle autorità italiane, da quelle statunitensi (che come abbiamo appena visto sopra gli negano il diritto al riconoscimento di quanto subito, grazie alle loro pratiche illegali) in una
ridente galera marocchina. Difficile dimenticare la complicità attiva di entrambi gli stati con i noti torturatori marocchini.

MAROCCO - La tortura continua ad essere pratica quotidiana, l'iniqua amministrazione della giustizia anche:
Nuovo regno, nuova era. Parole ben cucinate nelle arcane del Potere e che suonano come degli slogan. L’effetto annuncio è passato, si ritorna ai vecchi metodi. “Ammanettato, gli occhi bendati, sono stato torturato per due mesi senza tregua, un periodo durante il quale sono stato sottoposto a diverse sedute di tortura, senza aver diritto di chiamare un avvocato, e nemmeno di avvisare la famiglia…”.
inizia così l'articolo di Le Journal Hebdomadaire, Le reotur de la torture, maggio 2009 (in francese : qui, in italiano : qui).
 
Che dire del Rapporto del Ministero di Giustizia, che doveva restare segreto?
vedi Le Reporter : Justice : Le rapport accablant qui ne devait pas filtrer, maggio 2009  (in francese :
qui)

Ed ancora dalla lucida analisi di Khalid Jamai,
su Le Journal Hebdomadaire, «Blanchiment» de la torture, maggio 2009 (in francese : qui, in italiano : qui), un breve estratto:
... Dopo lo scandalo dei processi seguiti ai terribili attentati di Casablanca, il re aveva riconosciuto che si era andati oltre. Ma né il governo né il ministero della Giustizia hanno fatto il necessario e non hanno affrontato la revisione delle centinaia di processi che hanno avuto luogo, se non con delle rare eccezioni.

Qualche giorno fa un detenuto islamico è morto nel carcere di Salé, era anziano, malato, pare tubercolosi (!!!!), di certo non curato a dovere, e su queste vittime è il silenzio ...
Intanto, in una cella della prigione di Oukasha, Kassim Britel continua ad essere privato ora dopo ora della sua vita e la costante preoccupazione per la sua sopravvivenza è più che legittima.
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domenica, 24 maggio 2009

Extraordinary Rendition di Giovanni Bianchini

Abou Elkassim Britel, sette anni dopo parliamo ancora di extraordinary rendition

 

Non finirà la vergogna delle extraordinary rendition finché restano in detenzione vittime, la cui sorte nell'ombra del silenzio è ignorata e taciuta.

A sette anni dalla terribile notte - tra il 24 e 25 maggio 2002 - nella quale Abou Elkassim Britel subì questa violenza e perdurando il tempo infinito della pena iniqua ed insensata che continua a scontare, riporto alcuni passi del Rapporto del sen. Dick Marty per il Consiglio d'Europa.

Per non dimenticare…

76. Le rendition sono una pratica degradante e disumanizzante; certamente per le vittime, ma anche per coloro che effettuano le operazioni. Questa semplice constatazione è divenuta chiara per me il mio team dopo aver incontrato varie persone le cui vite sono state indelebilmente cambiate dalle rendition.

77. Pertanto, mentre è necessario analizzare nel suo complesso il sistema globale delle rendition, non dovremmo mai perdere di vista la sua dimensione umana, in quanto è proprio questa componente a risultare la più colpita dagli abusi. 

87. L'aspetto più inquietane di questa pratica sistematica sembra tuttavia essere costituito dal fatto che la sua finalità è proprio quella di umiliare. Molti resoconti riferiscono che queste misure vengono adottate nonostante "la forte resistenza", sia fisica che verbale, opposta dal detenuto. Il denudamento, l'incatenamento forzato «come un animale» e l'obbligo di indossare pannolini appare offensivo nei confronti del concetto di dignità dei detenuti. A mio avviso è semplicemente inaccettabile che in Stati membri del Consiglio d'Europa i servizi di sicurezza, siano essi europei o esteri, trattino le persone in modo da costituire «estrema umiliazione». …

89. I resoconti personali di questo tipo di abusi dei diritti umani parlano di completa demoralizzazione. Naturalmente, la demoralizzazione è maggiore nei casi in cui l'abuso persiste, quando ad esempio una persona rimane in detenzione segreta, senza conoscere le motivazioni per le quali è trattenuta e nessuno, fatta eccezione per i suoi rapitori, sa di preciso dove si trovi o come stia. L'incertezza che caratterizza le rendition e le detenzioni segrete è torturante, sia per quanti sono detenuti, sia per coloro per i quali risultano "scomparsi".

90. Tuttavia, il tormento continua per lungo tempo dopo che il detenuto è stato localizzato, o anche rilasciato o è stato in grado di far ritorno a casa. Le vittime ci hanno descritto la sofferenza che li coglie con flashback e attacchi di panico, l'incapacità di condurre relazioni normali e una costante paura della morte. Le famiglie sono state separate. A livello personale, persistono profonde cicatrici psicologiche; e su base quotidiana, lo stigma e il sospetto sembra perseguitare chiunque sia brandito quale "sospetto" nella "guerra al terrore". In breve, appare praticamente impossibile ristabilire normali relazioni sociali.


Fonte: Amnesty International (2006), Voli segreti : Il rapporto del Consiglio d'Europa sulle operazioni coperte della CIA negli Stati europei, Torino, EGA Editore. Contiene la traduzione in lingua italiana del rapporto del senatore Dick Marty, ed un'interessante appendice sulle espulsioni «per motivi di ordine pubblico e sicurezza dello Stato».

 

La foto: dall'installazione Extraordinary rendition di Giovanni Bianchini

 

da ascoltare: Khadija: Umanità violata: renditions, detenzioni, torture ed altro nella vicenda di Abou Elkassim Britel (agosto 07)

giovedì, 14 maggio 2009

Abou Elkassim Britel, aggiornamenti

Abou Elkassim Britel, aggiornamenti

Marocco
- Un comunicato dell'associazione An-nasir, che sostiene le famiglie dei detenuti islamici, promuove domani a Rabat un sit-in per l'intera giornata davanti al Ministero della Giustizia.
A sei anni dall'ondata di arresti indiscriminati e dai successivi processi iniqui, quali le condizioni di bambini e donne privi di padri, fratelli, figure di riferimento, e spesso i soli a lavorare? Nel frattempo i detenuti islamici, in sciopero della fame nazionale, chiedono ancora una volta la liberazione. Nell'imminenza del 6^ anniversario del tragico 16 maggio di Casablanca, alcuni giornali scrivsto processo, impunità dei servizi - e della ricaduta che la gestione autoritaria di questi anni ha provocato sulla società marocchina. Qualche giorno fa l'annuncio, senza particolari, dell'individuazione di una cellula, denunce delle famiglie di prelevamenti illegali e sparizioni, e poi il rilascio, senza spiegaziono dei problemi aperti - rispetto della legge, presunzione di innocenza, garanzie del giuoni, degli interessati…

Italia -
Due articoli di ieri, un audio, Giovanni Bianchini e Andrea Minoglio:

- Il caso Britel arriva in aula negli Usa, Enzo Mangini, CARTA, 13 maggio ‏2009 

- Innocente in carcere in Marocco parte la causa contro i voli illegali, Mara Mologni, Dnews, 13 maggio 2009

 - Vincenzo Greco - Unis@und, webradio dell'Università di Salerno - intervista Khadija, moglie di Kassim nello speciale del 7.04.09 « Viaggio all'inferno » sul tema dei detenuti italiani all'estero. In partenza per il Marocco ed in poco più di 8 minuti Khadija riassume la storia di Kassim, per chi non conosce ancora il caso o chi volesse ricordarne i fatti. 

- BORDER, LimitedNoArtGallery, Milano 25 marzo 2009 - Tra gli altri Giovanni Bianchini che presenta Extraordinary Renditions - l'installazione con il video Consegnato di Andrea Minoglio, sulla storia di Kassim, idea e soggetto di Andrea e Giovanni. Foto e video qui  (sito di Andrea)


« Viaggio all'inferno » - lo speciale presenta più casi concreti di cittadini italiani che condividono la detenzione in un paese lontano, i loro problemi ed i rapporti con le autorità italiane - è scaricabile qui (pagina Il meglio degli Speciali di Unis@und).

L'intervista a Khadija, è scaricabile qui (pagina Le Interviste di D7 Diariosette, nuovo settimanale on line, diretto da Vincenzo Greco).

Fonti:
An-nassir, www.attajdid.ma, www.almassae.ma, www.carta.org, www.dnews.eu , www.webradio.unisa.it, www.minoglio.it, www.diariosette.it
 
lunedì, 11 maggio 2009

Abou Elkassim Britel a Oukasha, le ultime

Abou Elkassim Britel a Oukasha, le ultime

Nei giorni scorsi Kassim ha presentato una denuncia per la perquisizione personale "umiliante" al rientro in cella dopo il colloquio con i famigliari. Mio marito chiede il rispetto della sua dignità e fa presente che quello stesso guardiano si è già reso in passato responsabile di episodi simili.

Nella sala dei colloqui è presente un sorvegliante che controlla lo svolgersi delle visite. Inoltre, i detenuti, e ciò che portano con loro, vengono perquisiti sia in uscita che in entrata, ma c'è modo e modo di eseguire queste operazioni …

Ne dà brevemente notizia il quotidiano AT-TAJDID del 7 maggio, [l'articolo originale è disponibile alla pagina in arabo di Giustizia per Kassim].   

L'articolo informa anche dello sciopero della fame attuato il 5 maggio nelle carceri marocchine dai detenuti islamici in solidarietà con i fratelli della prigione di Agadir che da tempo protestavano per le condizioni di degrado. L'intervento diretto della Delegazione delle carceri ha favorito un accordo tra i responsabili del carcere ed i detenuti in sciopero. Alla base della protesta, che si è protratta per oltre 24 giorni, le condizioni di detenzione e quelle delle visite.

Un altro sciopero nazionale dei detenuti islamici, con modalità decise localmente, è previsto per questa settimana nell'approssimarsi del 6^ anniversario dei tragici attentati di Casablanca.

Ancora una volta i detenuti ricordano la sofferenza, le vessazioni, le ingiustizie, i patimenti passati e presenti, la realtà delle famiglie che vivono difficoltà e problemi economici assai gravi. Fanno presente il loro sforzo per la verità, quello di mutare le squallide condizioni all'interno delle carceri e l'intransigenza di talune amministrazioni locali, mentre lo Stato, pur sollecitato a livello nazionale che internazionale, tace sul sanare le palesi iniquità e tanti innocenti scontano lunghe pene.

Domani Kassim sarà sottoposto ad esami, da tre giorni è stato colpito da un malessere acuto, soffre molto, sopraffatto dal dolore e dalla debolezza.

postato da khadijabritel alle ore 18:14 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
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Chi sono

Utente: khadijabritel
Khadija Anna Britel, moglie di ABOU ELKASSIM BRITEL, detto KASSIM, un cittadino italiano che, dal marzo 2002, ha subito arresti illegali, detenzioni in segreto, extraordinary renditions, torture fisiche e psicologiche, interrogatori violenti, processo iniquo e viziato, carcere duro, anni di indagine conclusa con l'archiviazione,speranze, aspettative, delusioni. INNOCENTE ma sempre detenuto e lo resterà sino a settembre 2012 se… non otterrà la giustizia che gli spetta e che gli viene negata.


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Inchiesta Rainews24 14.09.2006

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